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L'autismo

“Autismo” è un’etichetta diagnostica che si sente nominare sempre più spesso. Ma che cos’è davvero l’autismo?

Autismo fra stereotipi e false credenze

Molto spesso la conoscenza che le persone hanno dell’autismo è quella che deriva da film che hanno avuto uno straordinario successo e una straordinaria diffusione nel grande pubblico quali rain man e quindi molto spesso l’immagine che le persone hanno del ragazzo autistico varia dal bambino seduto in un angolo a dondolarsi tutto il tempo che non vuole essere toccato a quella del bambino con delle straordinarie isole di abilità quali ricordarsi a memoria l’elenco telefonico o sequenze di numeri ecc...
Chi è davvero il bambino autistico?

Difficile dare una definizione di autismo che sia univoca per tutti i soggetti che hanno una tale diagnosi.

L’autismo è una sindrome diagnosticata sulla base di alcuni sintomi comportamentali e pertanto molto diversi gli uni dagli altri. Ci sono bambini che non sviluppano il linguaggio vocale, hanno molte stereotipie motorie e/o vocali e bambini che possiedono il linguaggio vocale comunicano e interagiscono con gli altri ma non in modo appropriato. Questa ampia varietà di sintomi comportamentali ha comportato la creazione e diffusione di numerosi stereotipi su tale patologia.

Elenchiamo di seguito alcuni degli stereotipi più diffusi. Purtroppo gli stereotipi sull’autismo sono molto numerosi.

Il bambino autistico non parla.
FALSO: alcuni bambini con autismo possiedono il linguaggio vocale. Spesso accade che lo sviluppino in ritardo rispetto ai pari oppure che lo utilizzino in modo non appropriato. Alcuni bambini che nei primi mesi/anni di vita non hanno un linguaggio vocale possono se, seguono un intervento basato sulle evidenze scientifiche, sviluppare un linguaggio vocale oppure imparare a comunicare i propri desideri con un altro strumento di comunicazione.

Il bambino con autismo non VUOLE comunicare con gli altri.
FALSO: molto spesso il bambino con autismo non SA come comunicare con gli altri. Non possiede le abilità che gli consentono di giocare e comunicare agli altri i propri desideri. Con l’inizio di un intervento volto a fornirgli queste competenze si riscontra un aumento delle interazioni spontanee messe in atto dal bambino nei confronti degli altri.

Il bambino con autismo è chiuso nel suo mondo e non vuole essere toccato.
FALSO: Ogni bambino, anche il pari a sviluppo neurotipico, ha delle proprie individualità delle proprie caratteristiche distintive. Ad ALCUNI bambini con autismo non piace essere toccati. Ma non a tutti, anzi, per alcuni è molto divertente e piacevole il contatto fisico (essere presi in braccio, abbracciati) e il gioco fisico (il solletico ecc..).

Il bambino con autismo non migliorerà mai.
FALSO: La letteratura dimostra miglioramenti significativi nelle aree della comunicazione, dell’interazione sociale, dell’autonomia, delle abilità cognitive e accademiche di bambini con autismo che seguono interventi comportamentali. Seguire un intervento con dimostrate prove di efficacia consente ai bambini di ottenere miglioramenti significativi nelle diverse aree di abilità.

Il testo sopra riportato è tratto dal sito www.abautismo.it che promuove l'analisi del comportamento applicata all'autismo.
[Leggi la pagina originale]

Che cos'è l'Autismo

L’autismo è un disturbo dello sviluppo biologicamente determinato i cui sintomi si manifestano già nei primi tre anni di vita.

Il DSMIV-TR, che è il manuale dei disturbi mentali attualmente utilizzato dagli specialisti, identifica tre aree di compromissione:

  • l’interazione sociale: può riguardare deficit nell’utilizzo del comportamento non verbale, nell’instaurare relazioni con i pari, nel ricercare l’attenzione e la condivisione degli altri;
  • comunicazione: può manifestarsi con deficit o assenza totale del linguaggio oppure l’utilizzo di un linguaggio stereotipato e ristretto, o ancora, anomalie del tono, ritmo, velocità dell’eloquio;
  • comportamento: spesso i bambini con autismo presentano comportamenti ristretti, rigidi e stereotipati, si dedicano in modo esclusivo ad alcune attività, si sottopongono a rituali inutili.

Per quanto riguarda l’incidenza, la stima più attendibile sembra essere quella di Fombonne (2003) che cita 10 casi per 10000, ed è un disturbo che interessa principalmente i maschi con un’incidenza di 3 / 4 volte superiore rispetto alle femmine.

Il testo sopra riportato è tratto dal sito www.abautismo.it che promuove l'analisi del comportamento applicata all'autismo.
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